Conferenza stampa per la società giallorossa, con il Presidente Sticchi Damiani, Pantaleo Corvino e Stefano Trinchera. Andando subito al sodo, il vulcanico Pantaleo Nazionale, ha difeso a spada tratta tutte le scelte di mercato. Sugli attaccanti ha specificato che ha preferito fare scelte di “prospettiva”, Stulic e Camarda al posto di Rebic e Krstovic, anziché optare per scelte di “risonanza”. Gli esterni, per Corvino, sono da considerarsi attaccanti, Morente e Pierotti ne sono un fulgido esempio: evidenziata anche la capacità realizzativa dei due nella massima serie. Alcuni giocatori come Sottil, dice Corvino, “cinque anni fa potevamo vederli sulle figurine Panini”. Per il Presidente Sticchi Damiani se il Lecce può permettersi la serie A è anche grazie alle scelte della direzione tecnica: “i costi del primo anno di serie A erano cinquantotto milioni con cinque milioni di ammortamento. Anno dopo settantuno milioni con dieci di ammortamento: al terzo anno, appena conclusosi, ottantasette milioni di costo con quattordici di ammortamento. Si tratta di costi effettivi con quota di ammortamento. Perché abbiamo aumentato? Grazie alla gestione tecnica brillante voluta da Corvino. Abbiamo così risanato il pregresso, con difficoltà nella serie B per il periodo Covid, ricostruendo poi con aumenti di costi che sono stati possibile con le plusvalenze. Senza queste riusciamo a fare ricavi di 55 milioni”. Stulic e Siebert, sono costati più del centro sportivo, quindi per Sticchi Damiani non si può parlare di mercato striminzito. Non fanno parte della rosa e dunque del progetto calcistico: Guilbert, Maleh e Rafia, scelte che già dall’inizio la società non lasciavano spazio ad altre interpretazioni. Per Gallo ed Helgason si tratta di capire se i due troveranno un accordo con altri club, ma fino al 2026 sono in maglia giallorossa. Per il resto della conferenza, i dirigenti salentini hanno evidenziato l’ispirazione ed i modelli di riferimento per la stabilizzazione del club giallorosso, così come avevano già detto in tante occasioni. (Maria Taccogna)