Editoriale del direttore Flavio De Marco

Non sempre, per fortuna, si hanno le idee chiare. Il covid e i suoi strascichi ed i suoi incerti sviluppi e traversie non lasciano spazio ad una “progettità” umana, figurarsi quella sportiva.

Tra gli “intellettuali” del mercato, gli anticipatori delle notizie ed i precursori di ogni sorta, emerge chiaro solo un dato: i pezzi pregiati del Lecce restano in giallorosso o, almeno, hanno grosse difficoltà per abbandonare i destini della formazione di mister Corini. I motivi, a mio avviso, sono due: uno è quello che il mercato della serie cadetta e della massima serie (quella delle zone basse) non è molto florido e, si sa, i pezzi pregiati costano, altrimenti che pezzi pregiati sarebbero. Secondo motivo: il Lecce vuole tornare in A e lo vuole fare subito con un allenatore rinomato, un direttore sportivo che vuole chiudere le ultime fasi della sua prestigiosa carriera alla grande e per questo essere di nuovo profeta in patria.

Quindi, con buona pace dei procuratori dei “big”, il Lecce e la sua compagine societaria e tecnica intendono non smantellare il telaio e anzi rinforzarlo. I nomi dei giocatori acquistati sin qui sono una bella scommessa, poiché, se è vero che le new entry si sono imposti sui palcoscenici europei, è anche vero che la serie B italiana nasconde insidie non indifferenti.

Una piccola buona notizia, se così possiamo dire, deriva dalla minima presenza del pubblico degli spalti, poco più di un migliaio di persone, meglio di niente, resterà sempre quell’atmosfera surreale e poco coinvolgente che ha da sempre animato il calcio, lo spettacolo e l’enfasi della tifoseria.

Ci apprestiamo a vivere un campionato giallorosso con tutti i migliori auspici, con la voglia di vivere emozioni e di sentirci orgogliosi, ancora una volta, della nostra terra salentina.

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