GIUSEPPE “ER PRINCIPE” GIANNINI 

di Claudio M. De Marco

illustrazione di Giada Sturdà


Nato a Roma il 20 Agosto 1964, Giuseppe Giannini soprannominato “Er Principe” da Odoacre Chierico, suo compagno di squadra che lo elogiava per il modo elegante di correre e tenere il pallone. Ha indossato i colori giallorossi nei punti cruciali della sua carriera. Iniziando nella squadra giovanile romana ALMAS (Appio Latino Metronio Associazione Sportiva) per due anni, dal 78’ all’80’, passando poi nelle giovanili della A.S. Roma fino all’84’, periodo in cui era parte sia della prima squadra che delle giovanili, quindi avendo nel suo palmares la vittoria dello scudetto dell’83 senza però nessuna presenza. Acquisisce la fascia di capitano 4 anni dopo il ritiro di un’altra bandiera della Roma, Agostino Di Bartolomei, che la cede a Conti per un anno e la passerà a Carlo Ancelotti dal 85’ all’87’.

Il momento che lo “assicura” con la maglia numero 10 e con la fascia da capitano è uno Juventus-Roma, finito in pareggio grazie ad un miracolo degli ultimi minuti del Principe, che in quella partita sostituiva Paulo Roberto Falcao: riuscì quindi ad ottenere un pareggio estremamente significativo per i giallorossi nella città dei campioni di Italia. Invece, la rete più emozionante, sia per lui che per la tifoseria fu nel 94’ contro il Foggia, salvando la capitale dalla zona retrocessione, così commuovente che si sfogò in un pianto liberatorio nell’esultanza. 
Per quanto riguarda la sua avventura in nazionale lo vediamo protagonista di un secondo posto nell’europeo under-21 del 86’ vinto dalla Spagna. L’esordio nella prima squadra della nazionale lo ebbe contro il Malta nella qualificazione all’europeo dell’88’. L’evento più importante in cui Giannini ha partecipato è Italia 90’ segnando agli Stati Uniti, proprio a casa sua all’Olimpico, in una delle partite di qualificazione agli ottavi di finale. Dopo aver perso contro l’Argentina di Maradona al San Paolo, nella semifinale e vinto il terzo posto contro l’Inghilterra, partecipò ad altre partite di qualificazione all’europeo del 92’. Dopo di che si ritirò dalla nazionale per passare gli ultimi anni alla Roma
Nel 91’ vince una coppa Italia in qualità di capitano, ne vinse altre due nel 84’ e nel 85’ come semi esordiente e sfiorò la quarta nel 93’ con una tripletta su rigore, solo che lo sforzo del Principe e dei suoi compagni fu vano per colpa del risultato all’andata che vede i piemontesi vincitori. 
Qualche anno dopo fra Giannini e l’associazione, in particolare il presidente Franco Sensi e l’allenatore Bianchi, si presentano delle fratture evidenti, e uno dei motivi ultimi che hanno portato all’abbandono della Roma, fu un rigore non entrato nella porta avversaria della Roma per eccellenza per i tifosi, giocatori, dirigenti e affini, e davanti ad essa c’era il portiere biancoceleste, a oggi analista Marchegiani. Quello è presumibilmente il momento più amaro della sua carriera, fino ad allora.
Dopo il suo addio alla Roma con un totale di 437 presenze e 75 goal, il Principe giocherà in Austria con lo Sturm Graz nella stagione 1996-1997 vincendo Coppa e Supercoppa d’Austria. Poi per richiesta di “sor Carletto” Mazzone, fece delle presenze al Napoli, e per finire la sua carriera fece una stagione al Lecce partecipando alla promozione in serie A nella stagione 1998-1999, con 47 presenze totali e 4 goal.

Nel Salento vanta oltre questo traguardo da giocatore, una delle sue fatiche più significative come allenatore al Gallipoli, dopo aver allenato Foggia, Sambenedettese e Massese, facendolo salire in serie B nella stagione 2008-2009.
 Il suo ritiro dal calcio arriva in un anno molto critico per la Roma, in quanto la Lazio nel campionato 1999/2000 vinse lo scudetto. Venne organizzata una partita in onore del Principe, che vede contrapporsi la Roma con le sue bandiere e le sue vecchie glorie e l’Italia anch’essa con giocatori dell’epoca di Giannini, uno su tutti Totò Schillaci, protagonista insieme al “Principe” in Italia ’90. Purtroppo, per la rabbia dei tifosi a causa della vittoria ancora fresca dell’eterna squadra rivale, ci fu un invasione di campo poco pacifica e le immagini di quel giorno ritraggono i fan portarsi via pezzi di campo e distruggere la porta. La serata finirà con un’immagine molto poetica, che vede Giannini in un ultimo discorso alla tifoseria, abbracciato alle bandiere del passato e del futuro che rispondono al nome di Bruno Conti e di Francesco Totti. Quest’ultimo parlò del Principe come suo più grande idolo e modello di ispirazione che negli anni di condivisione di spogliatoio gli insegnò tanto e soprattutto ad essere il capitano numero 10 romano e romanista. Giannini appartiene a una tipologia di calcio che non esiste più, fatta di sana passione per la maglia, per i colori, per la città e le sue bandiere, legame per i soprannomi e per i giocatori figli della città per cui giocano.

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